Tutto il mondo di Marc Chagall è a Vercelli!

VERCELLI – Sognatori sospesi nel cielo, villaggi innevati, galli e asini colorati, clown e acrobati: è l’effetto di Marc Chagall in visita a Vercelli.

Nel suggestivo spazio espositivo ARCA, all’interno dell’ex chiesa di San Marco, è in corso di svolgimento una bellissima mostra monografica dedicata a Chagall promossa dal Comune di Vercelli e prodotta da Arthemisia.

Oltre mezzo secolo di  pittura raccontato attraverso un percorso di grandi capolavori, 60 opere del celebre pittore (mostra curata da Francesca Villanti): dai tetti della sua amata Vitebsk, il “villaggio russo”, titolo del quadro subito all’ingresso della mostra, dove Chagall non tornò mai più, fino agli anni trascorsi in Francia, sua patria d’adozione, e negli Stati Uniti.

Marc Chagall morì nel 1985, a 97 anni.

​Tra le campate gotiche dell’ARCA, i colori accesi e la poesia surreale di Chagall dialogano con la memoria e le ferite del Novecento, offrendo al visitatore un’esperienza intima e universale.

Le opere di Chagall sono accompagnate, nel percorso museale, da una sezione di opere della Collezione Giuseppe Iannaccone, curata da Daniele Fenaroli, in un rimando di poetiche ed assonanze tra mondi ed artisti diversi.

​Un’occasione imperdibile per lasciarsi trasportare nel mondo incantato del maestro dell’avanguardia.
La mostra su Marc Chagall vi aspetta allo Spazio ARCA di Vercelli fino al 29 marzo.

“C’è ancora domani”: meglio tardi che mai

Alla fine mi sono deciso e ho visto il film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi su una piattaforma tv, in una sonnolenta domenica di metà ottobre.
Mi è piaciuto tantissimo.
Non so perché non l’avessi visto prima (il film è uscito nell’autunno del 2023), ma – a dire il vero – io lo so bene perché non avevo voluto vederlo prima: troppa grancassa mediatica, troppo sbalzo d’umore (politico) tra chi lo definisce un capolavoro e chi una boiata pazzesca.
Per me è un capolavoro.

Con il bianco e nero che ci riporta al 1946, nella settimana di maggio che porta alle storiche elezioni che in Italia decideranno l’arrivo della Repubblica e l’addio alla Monarchia, per la prima volta con il contributo del voto delle donne, Paola Cortellesi racconta di una storia di emancipazione femminile, senza nemmeno parlarne troppo, ma lasciandola sottintesa, a tal punto che quando la protagonista Delia (la stessa Cortellesi) sogna di fuggire dalla casa del marito tiranno, non è – come sembra – per scappare con un vecchio amore di gioventù, ma…per andare a votare!
Non c’era riuscita la domenica – complice la morte improvvisa dell’odioso suocero – ma “C’è ancora domani”, anche il lunedì, per andare finalmente a votare!

Un film drammatico e, al tempo stesso, pieno di speranza: speranza di una vita migliore. Anche per la figlia Marcella, promessa sposa di un “buon partito”, ma che si rivela l’ennesimo maschio-padrone. Poi salta in aria il bar della famiglia….

Straordinaria l’interpretazione di Paola Cortellesi, in versione Anna Magnani,
eccezionale anche la “maschera” da uomo cattivo (il sor Ivano) interpretata da Valerio Mastandrea, e perfettamente riusciti tutti i ruoli di contorno.

Un film molto bello, a cui perdoniamo anche l’eccesso di romanesco nel linguaggio, ma ci sta: è un film che racconta il popolo romano poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, quando i soldati americani regalavano ancora la cioccolata (e non solo alle baldracche, come pensa l’incattivito marito di Delia).

Sono proprio contento di aver visto finalmente questo film. Meglio tardi che mai. Almeno adesso ho anch’io una mia opinione ben precisa.

Ora per la bravissima Paola Cortellesi viene il difficile, con la prossima prova da regista e attrice: il nuovo film – le cui riprese sono cominciate a settembre – si chiamerà “Tutto quello che conta” e uscirà nell’autunno del 2027.
Non sarà facile fare meglio di “C’è sempre domani”. Ma possiamo sempre sperarlo…

Vent’anni senza Anna Politkovskaja. E senza giustizia.

Vent’anni fa, il 7 ottobre 2006, Anna Politkovskaja tornava a casa dopo aver fatto la spesa. Portò alcune buste nell’appartamento e scese a prendere le altre. Il sicario la aspettava nell’androne, quando si aprirono le porte dell’ascensore, le sparò tre volte al corpo e poi le diede il colpo di grazia alla nuca.

Anna aveva 48 anni.

Il 7 ottobre è il compleanno di Vladimir Putin. Qualcuno volle trasformare l’assassinio della giornalista che aveva raccontato la guerra in Cecenia, le violenze dell’esercito russo e la deriva autoritaria del Paese in un macabro regalo di compleanno.

Al suo funerale, l’unico politico europeo presente fu Marco Pannella.

Anna Politjovskaja aveva scritto: «Forse non dovrei scrivere tutto quello che vedo. Forse dovrei risparmiarvelo, così potreste continuare a vivere pensando che tutto vada come deve andare. Ma so con certezza che quando ci sveglieremo sarà troppo tardi”.

E, dopo 20 anni, Putin è ancora al potere.

La figlia Vera Politkovskaja, 46 anni, anche lei giornalista, vive all’estero, in una località segreta, per motivi di sicurezza.

13 maggio 1981: quanti dubbi, quanti misteri…

Ho visto su Rai 5 un documentario molto interessante dal titolo “Operazione Papa” sull’attentato a Papa Wojtyla del 13 maggio 1981 in Piazza San Pietro.
Quanti dubbi, quanti misteri…
Alì Agca, giovane killer dei “Lupi Grigi” turchi, voleva solo ferire e non uccidere il Pontefice? Oppure ha sbagliato mira?

Chi era l’uomo, il “secondo killer”, con il giubbotto di pelle fotografato mentre scappava da Piazza San Pietro con una pistola in mano?
Cos’era la “pista bulgara”? Il braccio armato di Mosca, mandante dell’attentato all’indigesto Papa polacco?
Era credibile la telefonata anonima che chiedeva lo scambio tra Alì Agca e Emanuela Orlandi, sparita il 22 giugno 1983, nel pieno delle indagini sulla “pista bulgara”?

Quanti dubbi, quanti misteri…
Alì Agca, del resto, ha rilasciato 107 versioni diverse dell’attentato.
Dopo essere stato condannato all’ergastolo, Alì Agca ha ottenuto la grazia dal presidente Carlo Azeglio Ciampi nel 2000, poi è stato in carcere in Turchia fino al 2010 per l’omicidio di un giornalista.
Da allora, Alì Agca è un uomo libero.
Quanti dubbi, quanti misteri…

Sandro Mazzola, il “Baffo” di tutti

⚽️ Se n’è andato uno dei più grandi calciatori italiani: Sandro Mazzola!
Aveva 83 anni
.

Degno figlio d’arte di papà Valentino, protagonista del Grande Torino, fu uno degli artefici della Grande Inter, diventando un simbolo del calcio italiano degli anni 60 e 70, sempre rivaleggiando con un altro grande protagonista di quei tempi: Gianni Rivera.
Che campioni!

Poi Sandro Mazzola è stato anche dirigente e opinionista, seconda voce della Rai (con Marco Civoli) ai Mondiali 2006.

🎤 Mi è capitato anche di intervistare un paio di volte Mazzola, quando era dirigente del Torino (una volta, in particolare, a Pescara, subito dopo una promozione in A)…

📌 La cosa incredibile è che conservo ancora, da qualche parte, il giocattolo gommoso di Mazzola, che qualcuno mi ha regalato quando ero bambino, pensando forse che fossi dell’Inter…

Riposa in pace, Sandro Mazzola!

“Un pomeriggio per cantare”

Il primo evento della neonata APS (Associazione di Promozione Sociale) “La Miniera delle Idee”, costola socialmente utile della Compagnia dei Teatroci, sarà il concertino di venerdì 25 settembre alla Residenza per Anziani “Millenium” di Torino.

🎶 Musiche di Mirco Negri, 🎤 affabulatore Cristiano Tassinari, 🎧 event manager Luca Bertalotti, 🎙canta dal vivo Erica Maria Del Zotto

E’ morta Emma Bonino. Una vita radicale per laicità, diritti civili e un’Europa unita

Radicale, laica femminista. Una vita di impegno per i diritti umani e civili. Battaglie che, oggi, dovranno essere riprese con forza di fronte alla vandea emergente iperconservatrice  e securitaria.

“Oggi non ci lascia soltanto la nostra leader, ma una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della storia politica del nostro Paese e del mondo libero”.
E’ l’eloquente ricordo che +Europa fa di Emma Bonino, mancata oggi a 78 anni, a cui il coraggio di mettersi in gioco non è mai mancato. Una radicalità, uno spirito liberale costante, coerente, tenace che l’ha accompagnata per tutta la vita.

Nata a Bra (Cuneo) nel 1948, Emma Bonino si iscrisse al Partito Radicale dal 1975. Dopo il grande impegno nelle lotte per l’aborto e per la depenalizzazione delle droghe, nel 1976 iniziò i suoi incarichi politici come parlamentare nella rosa nel pugno. Nel 1993 incontrò il Dalai Lama, vicina al popolo tibetano e per la democrazia in Cina, portando avanti la moratoria sulla pena di morte.

Fu ministra delle Politiche europee dal 2006-08 nel governo-Prodi, dopo essere stata Commissaria europea (1995-1999) delle Politiche umanitarie, poi ministra degli Esteri (la seconda donna alla Farnesina) nel governo-Letta (2013-14). Affrontò le grandi crisi umanitarie tra Balcani e grandi laghi africani e si espose in prima fila nelle lotte contro le mutilazioni genitali e a fianco delle donne afghane.

Una grande europeista (fu tra i fondatori nel 2018 di +Europa, di cui è stata fino ad ora presidente) che credeva negli Stati Uniti d’Europa (democratici e federali).
In prima linea contro l’aborto clandestino e in quelle battaglie storiche di Marco Pannella per la pace, contro la fame nel mondo, la partitocrazia, la pena di morte e ogni forma di giustizialismo e autoritarismo. Battaglie che dovranno essere riprese con forza alla luce delle nuove tendenze reazionarie, con il ritorno di moda di autocrazie che odiano Europa, laicità, interconfessionalità e diritto internazionale.

“La sua priorità era l’Europa unita, riuscendo ad imprimere un segno nella vita della Repubblica”, è il ricordo del presidente Sergio Mattarella.
Per la leader dem Elly Schlein: “Ci ha insegnato a guardare oltre i nostri confini”.

La premier Giorgia Meloni ha comunicato l’intenzione di disporre  esequie di stato per la leader radicale, ricordando, pur nelle divergenze di base, la sua autorevolezza e grande capacità nel capire il ruolo delle donne nella società e nella politica.

Marco Cappato, tesoriere dell’associazione “Luca Coscion”i, ha ricordato la passione e grinta della Bonino, che li ha portati ad avere anche vivaci scontri, sottolineando il suo fermo spirito di difensore della democrazia liberale,  in contrasto con  quelle vecchissime illusioni spacciate dai nuovi demagoghi.

Tanti gli attestati di stima del mondo politico, ma sono tantissimi i ricordi e le manifestazioni di affetto sul web di un mare persone che hanno avuto modo di conoscerla e apprezzarla.

25 anni fa. Le Torri Gemelle.

25 anni fa.
Le Torri Gemelle.
Vi ricordate dove eravate quando (e come) avete appreso la notizia?

8h46: L’istante in cui il mondo è cambiato per sempre – Il primo aereo contro le Torri Gemelle.

Nella mattina dell’11 settembre 2001, un martedì di cielo sereno a New York, il mondo stava per assistere a uno degli eventi più significativi del XXI secolo.

Alle 8h46, il volo American Airlines 11, un Boeing 767 decollato da Boston con destinazione Los Angeles, fu lanciato contro la Torre Nord del World Trade Center. L’aereo colpì i piani dal 93 al 99, aprendo un enorme squarcio nell’edificio e provocando un’esplosione di carburante e detriti.

In quel primo momento, però, molte persone credevano ancora che si fosse trattato di un incidente aereo. Le telecamere della televisione iniziarono a trasmettere immagini della torre in fiamme, mentre pompieri, poliziotti e squadre di emergenza accorrevano sul posto.

L’impatto ebbe conseguenze devastanti. L’aereo distrusse le tre scale di emergenza della Torre Nord, lasciando centinaia di persone sopra il punto d’impatto senza una via di fuga.

La telefonata che rivelò che qualcosa stava andando molto storto

Prima dell’impatto, l’assistente di volo Betty Ong riuscì a telefonare ai dipendenti della American Airlines e a informarli che l’aereo era stato dirottato. Rimase in linea per circa 23 minuti, trasmettendo informazioni su ciò che stava accadendo all’interno dell’aereo.

Alle 9h03, mentre le immagini della Torre Nord continuavano a essere trasmesse in diretta, il volo United Airlines 175 colpì la Torre Sud.

Fu in quel momento che divenne evidente per milioni di persone che non si trattava di un incidente: gli Stati Uniti stavano subendo un attacco coordinato, il più grande attacco terroristico di tutti i tempi.

Venticinque anni dopo, il momento delle 8h46 continua a essere ricordato come l’istante in cui una mattina qualunque a New York si trasformò, in pochi secondi, in una tragedia che avrebbe cambiato profondamente gli Stati Uniti e la geopolitica mondiale.