“Una ragazza con la pelle scura e il vestito nero entra nella macelleria di stato cubana Los Fornos, a L’Avana, sventolando la tessera del razionamento. Dice, gridando: Perché non mi vendete la carne macinata? Ho fame!
La dipendente della macelleria le spiega: lei, come tutti, ha diritto a quattro confezioni di carne macinata al mese, e le ha già prese. Dovrá aspettare il mese prossimo.

In un altra bottega, la gente è in coda per comprare un pezzo di sapone e delle salviette umide. Per pulire il viso ai bambini, dice un mamma. Ma la bottega ha finito le scorte.



I cartelli con la faccia di Fidel Castro ci sono ancora, ma le cose – a Cuba, per i cubani – vanno tutt’altro che bene. Anzi, a dirla tutta: vanno decisamente male.